Proiezioni immersive per musei: come nasce un’esperienza
Dall’archivio alla sala in sei passaggi: come progettiamo proiezioni immersive e videoinstallazioni per musei e mostre, da Stupinigi alla Pinacoteca Albertina.

Una proiezione immersiva funziona quando il pubblico smette di guardare uno schermo e si ritrova dentro una storia. Non è un effetto speciale aggiunto a una mostra: è un modo di raccontare, che ha le sue regole e i suoi rischi. Il più comune è la meraviglia vuota, immagini che si muovono molto e dicono poco.
Per evitarlo lavoriamo come si lavora a un documentario: prima si studia, poi si scrive, poi si gira e si monta. Con una differenza importante, perché lo schermo qui è una stanza intera.
Quattro progetti a confronto
| Progetto | Luogo | Da dove partiva | Che cosa è diventato |
|---|---|---|---|
| Meraviglie del Carnevale, 2022 | Palazzina di Caccia di Stupinigi | Incisioni e disegni delle feste di corte sabaude, dal XVI al XIX secolo | Una sala in cui carri, cavalieri e macchine teatrali si muovono intorno al pubblico |
| Pinacoteca Albertina, 2021-2022 | Torino | Dipinti, documenti d’archivio, la storia di un caffè storico | Videoproiezioni lungo il percorso: un dipinto che si apre in profondità, un pavimento che diventa acqua |
| Volti nel Volto, 2022 | Pinacoteca Albertina | L’iconografia del volto sindonico | Due video: una mano che ridisegna il volto, icone separate in livelli e messe in profondità |
| ARWE Festival, 2026 | SET Scalo Eventi Torino | Gli abiti di una sfilata | Un fondale di circa 60 minuti per un ledwall panoramico in formato 2,67:1 |
Il metodo, in sei passaggi
- Le fonti. Ogni progetto comincia dai materiali: dipinti, incisioni, documenti, fotografie. A Stupinigi abbiamo lavorato sulle immagini delle feste di carnevale delle corti sabaude. Prima di animare qualcosa bisogna capirlo, e scegliere cosa raccontare.
- Il racconto. Si scrive una struttura, come per un film: un inizio, uno sviluppo, una chiusura. Si decide quanto dura, tenendo conto di quanto tempo il pubblico resta davvero in una sala.
- Il linguaggio visivo. Le immagini vengono separate in livelli e messe in movimento nello spazio tridimensionale: è così che un dipinto acquista profondità. Insieme si definiscono ritmo e sound design.
- La stanza. Ogni sala è diversa: pareti, pavimento, altezza, proiettori, ledwall, il percorso dei visitatori. Per ARWE abbiamo evitato linee sottili e testi piccoli, che su quello schermo si sarebbero persi, e verificato tutto prima su un render della sala.
- La produzione. Animazione, compositing, riprese quando servono (alla Pinacoteca Albertina anche con lo storico caffè Baratti & Milano), color correction e mix audio.
- Installazione e collaudo. L’ultimo tratto si fa in sala, con i curatori: posizionamento, correzioni, prove con il pubblico dell’anteprima. Alla Pinacoteca Albertina le prime reazioni dei visitatori hanno guidato gli ultimi aggiustamenti.
Prima di cominciare, chiediti
- Che cosa deve capire o provare chi entra nella sala?
- Quanto tempo resterà? In piedi o seduto?
- Quali materiali hai già, e su quali hai i diritti?
- La sala esiste già, o va allestita da zero?
Due dei progetti in tabella sono nati con gruppi di studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, coordinati in ogni fase: un modo per portare in museo uno sguardo giovane, con un metodo professionale.
Scopri il servizio nella pagina Esperienze immersive per musei, o raccontaci il tuo progetto.


