Dietro le quinte dell’opera, in bianco e nero

Trucco, costumi, attese in quinta: il backstage di Turandot e La Juive al Teatro Regio di Torino, raccontato in bianco e nero, foto dopo foto.

Backstage di Turandot al Teatro Regio di Torino, in bianco e nero

Il pubblico vede due o tre ore di spettacolo. Non vede le settimane di lavoro di sarte, truccatori, parrucchieri, macchinisti, attrezzisti, elettricisti e direttori di scena che le rendono possibili. Questo articolo è fatto soprattutto di immagini: due produzioni del Teatro Regio di Torino, a cinque anni di distanza, raccontate dalla parte del palco che resta al buio.

Turandot di Giacomo Puccini, a gennaio 2018 con la direzione di Gianandrea Noseda, e La Juive di Fromental Halévy, a ottobre 2023 con Daniel Oren sul podio, hanno in comune la regia di Stefano Poda, che di solito firma anche scene, costumi e luci. Sono due titoli con una storia particolare. Turandot è l’ultima opera di Puccini, rimasta incompiuta alla sua morte nel 1924 e andata in scena alla Scala nel 1926. La Juive è uno dei simboli del grand opéra francese: debuttò all’Opéra di Parigi nel 1835 e oggi si vede di rado.

Prima del sipario

Una grande testa scolpita di Turandot appoggiata a terra nel deposito delle scene

Turandot. Una delle sculture di scena, appoggiata a terra nel deposito, aspetta di salire sul palco.

Il backstage comincia molte ore prima dello spettacolo, quando i reparti preparano scene, attrezzi e costumi. Sono le immagini più silenziose: oggetti enormi fuori contesto, che in scena vedremo per pochi minuti.

Una truccatrice ritocca il volto di un’interprete con la parrucca bianca

Turandot. In sala trucco l’ultimo ritocco prima dell’ingresso in scena.

Il tavolo di una sala trucco visto dall’alto, con pennelli, barattoli e spugne

Il tavolo del trucco, visto dall’alto. A fine serata sarà di nuovo così, pronto per la recita successiva.

In quinta

In quinta lo spazio è poco e i tempi sono quelli dello spettacolo. Ci si muove d’accordo con il direttore di scena, senza intralciare cambi, entrate e uscite. Le foto migliori arrivano spesso nei minuti di attesa, quando nessuno sta posando.

Le coriste in abiti bianchi camminano verso la luce del palcoscenico

Turandot. Le artiste del coro si avviano verso il palco: dietro di loro, il buio delle quinte.

Due interpreti in abiti bianchi seduti a piedi nudi in un angolo del retropalco

La Juive. Una pausa tra due scene, in un angolo del retropalco.

Un minuto per un ritratto

Dietro le quinte a volte c’è il tempo per un ritratto, quasi mai per un set. Si usa la luce che c’è: una lampada di servizio, il riflesso di un faro, la porta di un camerino aperta. Bastano pochi scatti, chiesti con discrezione a chi ha un attimo libero.

Ritratto di un artista in giacca bianca, illuminato di lato nel buio del retropalco

La Juive. Un ritratto con la luce laterale di un faro di servizio.

Perché il bianco e nero

Dietro le quinte convivono luci diversissime: neon da lavoro, lampade calde dei camerini, LED del palco. A colori le immagini sembrerebbero venire da posti diversi. Il bianco e nero le tiene insieme e sposta l’attenzione su ciò che conta: luce, volti, gesti.

A cosa servono

Il backstage racconta il teatro come luogo di lavoro. È materiale prezioso per la comunicazione e il programma di sala, per le mostre e per l’archivio, e avvicina il pubblico a chi non sale mai sul palco. Nel Portfolio puoi filtrare tutte le nostre foto di backstage.

I lavori citati

  1. Un’interprete in abito bianco attende in quinta nella luce del palcoscenico, fotografia in bianco e nero.

    Turandot

    Teatro Regio di TorinoTeatroFotoTorino, 2018

  2. Danzatori vestiti di bianco in movimento sotto luci intense, fotografia di backstage in bianco e nero.

    La Juive

    Teatro Regio di TorinoTeatroFotoTorino, 2023