Qualche volta: girare un fashion film tra le architetture di Ivrea
Diario di produzione di Qualche volta, il fashion film girato a Ivrea con gli abiti di Giorgio Armani: le location olivettiane, il bianco e nero, una troupe piccola.

Un fashion film non è una pubblicità e non è un cortometraggio qualsiasi: deve far desiderare un abito raccontando qualcos’altro. Qualche volta, girato a maggio 2022, racconta di memoria, di rimpianti e di vite che prendono direzioni inattese. Questo è il diario di come è nato.
L’idea. Un film essenziale, in cui i luoghi parlassero quanto la protagonista. Serviva un posto che avesse una storia e insieme una forma precisa, riconoscibile anche in pochi secondi.
Il luogo. La risposta era a un’ora da Torino. Ivrea è stata per decenni la città della Olivetti, e dal 2018 è patrimonio mondiale UNESCO come città industriale del XX secolo. Adriano Olivetti aveva chiamato alcuni dei migliori architetti italiani a costruire fabbriche, case, asili e mense pensati per le persone che ci lavoravano. Ne è nato un paesaggio unico: grandi vetrate, scale esterne, linee pulite. Intorno, il Canavese, con i laghi e le colline.

Le architetture di Ivrea: vetro, metallo, scale che portano fuori dall’edificio.
I sopralluoghi. Sono stati metà del lavoro. Per ogni luogo abbiamo cercato l’ora giusta, il punto da cui l’edificio diventa uno sfondo e non una cartolina, lo spazio per far camminare la protagonista.
Gli abiti. La maison Giorgio Armani ha messo a disposizione un campionario di abiti sartoriali. In un fashion film l’abito non si mostra: si muove. Ogni inquadratura è stata pensata per far vedere come cade un tessuto quando la protagonista cammina, si ferma, si volta.

Sotto una pensilina di cemento: l’architettura fa da cornice, l’abito resta il centro.
La protagonista. Edelfa Chiara Masciotta ha dato al film un volto e un modo di stare nello spazio: pochi gesti, molto sguardo. Una troupe ridotta permette di lavorare con calma e di adattarsi alla luce, che all’aperto cambia di continuo.
Il bianco e nero. Togliere il colore concentrava l’attenzione sulle forme: le architetture, i drappeggi, il volto. E dava al film un tempo sospeso, adatto a una storia fatta di ricordi.

Il volto, in bianco e nero: una storia fatta di ricordi.
Il montaggio. Ho seguito regia e supervisione del montaggio. In un film così ogni taglio pesa: alla fine sono rimaste le immagini che tenevano insieme i tre protagonisti veri, cioè la donna, gli abiti e i luoghi.
Il film completo è nella pagina del progetto.